Una buona notizia dal Senato: più tutele per i lavoratori affetti da gravi malattie

È arrivata un’importante novità per i lavoratori affetti da malattie croniche, invalidanti o oncologiche: il Senato ha approvato all’unanimità, in via definitiva, la nuova legge che garantisce una serie di tutele fondamentali per chi combatte contro patologie gravi e, allo stesso tempo, cerca di mantenere il proprio lavoro.

La legge – frutto di un lungo iter parlamentare avviato nella scorsa Legislatura – nasce da un’iniziativa dell’opposizione, presentata dall’onorevole Debora Serracchiani (PD), e ha trovato una larga condivisione tra le forze politiche, con la senatrice Elena Murelli (Lega) come relatrice al Senato. Un segnale forte e trasversale a difesa dei diritti al lavoro e alla salute, sanciti dalla nostra Costituzione.

Ma cosa prevede esattamente questa nuova normativa?

Tra i punti principali c’è il diritto per i lavoratori, pubblici e privati, con un’invalidità superiore al 75% – come ad esempio persone affette da tumori, malattie rare, o in dialisi – di conservare il posto di lavoro per un massimo di 24 mesi, anche non consecutivi. Questo “periodo di comporto” rappresenta una sorta di scudo, che consente di affrontare le cure senza la paura di perdere il lavoro.

Inoltre, chi si assenta per motivi di cura potrà riscattare i periodi non retribuiti tramite il versamento volontario dei contributi, così da non vedere compromesso il proprio percorso previdenziale.

Un altro elemento molto concreto riguarda il tempo: ai lavoratori con patologie gravi verranno riconosciute 10 ore aggiuntive all’anno di permesso retribuito, dedicate a visite, esami e controlli, che si sommano a quelle già previste dalla legge 104/92 o dai contratti collettivi.

La legge introduce anche una corsia preferenziale per l’accesso allo smart working, ma solo dopo la fine del periodo di congedo e se le mansioni del lavoratore lo consentono. Un modo per agevolare chi, pur non potendo essere sempre presente sul luogo di lavoro, desidera continuare a contribuire compatibilmente con le proprie condizioni di salute.

Durante il congedo, il lavoratore non percepisce retribuzione e non può svolgere altre attività lavorative, ma mantiene il diritto al posto di lavoro. Inoltre, questo periodo non viene conteggiato nell’anzianità di servizio né ai fini pensionistici, salvo possibilità di riscatto. Resta salva, naturalmente, l’applicazione di norme più favorevoli eventualmente previste dai contratti collettivi.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha commentato positivamente l’approvazione della legge, definendola “un altro deciso passo avanti a sostegno di chi affronta lunghi e complessi percorsi di cura e riabilitazione”. Dopo la legge sull’oblio oncologico, anche questa misura contribuisce a rendere il mondo del lavoro più umano, inclusivo e rispettoso delle fragilità.

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