Diventare donatore dopo la morte

Gli organi che possono essere donati dopo la morte sono: cuore, polmoni, rene, fegato, pancreas e intestino; tra i tessuti: pelle, ossa , tendini, cartilagine, cornee, valvole cardiache e vasi sanguigni.

Ogni cittadino maggiorenne può esprimere il proprio consenso alla donazione di organi e tessuti dopo la morte attraverso una delle seguenti modalità:

  • firmando il modulo presso la propria Azienda Sanitaria Locale (ASL) di riferimento
  • presso gli uffici anagrafe dei Comuni al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità
  • compilando il tesserino blu del Ministero della Salute o una delle donor card distribuite dalle associazioni di settore; in questo caso è necessario conservare questa tessera tra i propri documenti personali
  • compilando l’atto olografo della Associazioni Italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (AIDO)
  • riportando la propria volontà su un foglio bianco, comprensivo di data e firma; anche in questo caso è necessario custodire questa dichiarazione tra i propri documenti personali

Questi modi sono tutti pienamente validi ai sensi di legge. La dichiarazione resa all’ASL, al Comune e all’AIDO è registrata nel Sistema Informativo Trapianti e consultabile dai medici per verificare, in caso di necessità, l’esistenza di un’espressione di volontà sulla donazione.

Si può cambiare idea sulla donazione in qualsiasi momento poiché, in caso di accertamento della volontà espressa in vita, fa sempre fede l’ultima dichiarazione resa in ordine temporale. Non esistono limiti di età per esprimersi sulla donazione di organi e tessuti.

Nel caso in cui la persona non abbia rilasciato in vita una dichiarazione in merito alla donazione di organi e tessuti, il prelievo è consentito solo se i familiari aventi diritto (nell’ordine: coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) non si oppongono alla donazione. Per i minori sono sempre i genitori a decidere; se anche solo uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.

Diventare donatori da viventi

La donazione in vita, al pari di quella dopo la morte, è strettamente regolamentata nel nostro Paese da leggi e protocolli che ne definiscono, tra l’altro, procedure operative, eventuali controindicazioni cliniche per il donatore e modalità di adesione.

Si possono donare in vita il rene e una porzione del fegato (in quest’ultimo caso si parla tecnicamente di “split”).

In genere, queste tipologie di interventi si eseguono tra consanguinei (come genitore e figlio) o persone affettivamente correlate (come moglie e marito). Per il rene, nel caso di incompatibilità immunologica tra donatore e ricevente esiste uno specifico programma di trapianto, chiamato cross-over, che consente di incrociare tra loro coppie nella stessa condizione. Si può anche donare il rene in favore di uno sconosciuto: è la donazione “samaritana”, che consente di salvare la vita di un paziente con il quale non si ha alcun legame di tipo parentale o affettivo. La maggior parte dei centri autorizzati al trapianto di rene da vivente eseguono il prelievo dell’organo con tecniche mini-invasive come la laparoscopia.

Ai fini della donazione da vivente, il potenziale donatore è sottoposto ad un’attenta valutazione per accertare il suo ottimale stato di salute psico-fisico, nonché la reale disponibilità di un consenso libero ed informato.

Il trapianto da donatore vivente è una valida opzione terapeutica che presenta risultati migliori rispetto a quello da donatore deceduto. Per questo motivo, è fondamentale aumentarne la conoscenza tra i pazienti e i loro familiari che possono approfondirne i contenuti con il proprio medico curante e nelle strutture di trapianto presenti sul territorio nazionale. In questa direzione è stato attivato un progetto-pilota nelle Regioni Marche, Puglia e Umbria; l’iniziativa, promossa dal CNT, in collaborazione con ANED e con il supporto della SIN- Società Italiana di Nefrologia, intende incrementare l’informazione sulla donazione e il trapianto di rene da vivente tra i pazienti e loro familiari. Per approfondire, consulta la presentazione e la locandina realizzate nell’ambito del progetto.

Per avere maggiori informazioni sulla donazione di rene da vivente, richiedi la guida edita da ANED, scrivendo a info@aned-onlus.it.

Donazione di cellule staminali emopoietiche

Le cellule staminali emopoietiche, che danno origine a tutti gli elementi del sangue (come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), possono essere donate soltanto durante la nostra vita. Queste cellule si trovano nel midollo osseo, nel sangue periferico e nel sangue contenuto nel cordone ombelicale; attraverso il trapianto è possibile oggi curare moltissime malattie, come le leucemie, per le quali le terapie convenzionali non offrono sufficienti possibilità di guarigione.

Per iscriversi al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo– IBMDR bisogna avere un’età compresa tra 18 e 35 anni, pesare almeno 50 kg ed essere in buona salute. Inoltre, è necessario fare un primo screening che consiste in un colloquio anamnestico con un medico e, se non si sono riscontrate controindicazioni cliniche, si procede ad un prelievo di sangue o di saliva necessario per la tipizzazione. Si resterà iscritti al Registro IBMDR fino al raggiungimento del 55° anno di vita.

Si può effettuare una pre-iscrizione online sul sito del Registro IBMDR, seguendo tutte le istruzioni riportate a questo link; in alternativa è possibile rivolgersi ad uno dei centri donatori e poli di reclutamento presenti in Italia. Oppure contattare una delle associazioni di settore come l’ADMO e l’ADOCES.