L’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del coronavirus investe tutta la popolazione, ma colpisce ancora più duramente chi è già debilitato da altre patologie.
Per questo, in questi giorni siamo in prima linea per rispondere alle domande di pazienti, familiari, operatori sanitari, coinvolti nel contrastare il diffondersi del Covid-19.

Si riportano di seguito informazioni, in relazione alle numerose sollecitazioni provenienti dai territori e alla necessità per tutti di avere a disposizione indicazioni da poter trasferire ai pazienti nefropatici, dializzati e trapiantati di tutti gli organi e tessuti.

 

Trapiantati – Indicazioni generali

Il Centro Nazionale Trapianti ha diffuso misure e indicazioni da seguire, ANED ha trasmesso a tutti i Comitati Regionali.

Si riportano di seguito indicazioni più dettagliate, che integrano quelle contenute nella nota ai CRT e che – sempre a cura dei CRT – saranno inviate ai centri trapianto. Il documento ribadisce le misure cui i pazienti trapiantati devono attenersi, dovendosi ricavare che non si tratta di adempimenti ordinari facoltativi, ma assolutamente doverosi e obbligatori nella fase che stiamo vivendo.

Questo il testo: “Non esistendo al momento vaccini o farmaci antivirali specifici per l’infezione da nuovo Coronavirus, si raccomanda ai pazienti trapiantati o ai soggetti in trattamento con immunosoppressori per altre patologie il rispetto rigoroso delle norme di comportamento che qualunque paziente trapiantato dovrebbe seguire, indipendentemente dall’epidemia da Coronavirus. In particolare, si raccomanda di evitare, ove possibile, luoghi affollati e, qualora indispensabile, l’uso della mascherina chirurgica, nonché un’accurata e frequente igiene delle mani. Le stesse precauzioni vanno adottate in caso di frequentazione di strutture ospedaliere per visite od esami. Si raccomanda, inoltre, di evitare le visite al proprio domicilio da parte di familiari o amici con sintomi respiratori. Al fine di evitare contagi in ambito lavorativo si suggerisce di mantenere una distanza di almeno due metri dai colleghi che presentino sintomi respiratori, invitandoli ad indossare una mascherina. Rimane fondamentale un’accurata igiene delle mani”.

Persone in dialisi

Il 27 febbraio 2020 a cura del Dott. Giuseppe Rombolà, Direttore della UOC di Nefrologia di Varese, nonché Presidente della SIN Sez. Lombardia, viene redatta e diffusa la seguente circolare condivisa da ANED, i cui contenuti sono riferiti ai comportamenti da adottare sia per i sanitari sia per i pazienti di fronte alle varie situazioni da fronteggiare.

Contenuti della Circolare SIN: “Norme comportamentali per la gestione del coronavirus (SARS-CoV-2) redatte sulla base delle disposizioni regionali e ministeriali”.

Pur considerando che i pazienti in trattamento dialitico siano indubbiamente più esposti a contrarre patologie infettive e ad avere poi manifestazioni più importanti rispetto la popolazione non in dialisi, NON vi è ragione di adottare misure profilattiche specifiche su tutta la popolazione dei dializzati, se non quelle dettate dal buon senso e dalle norme di protezione individuale che dovrebbero essere sempre in uso.

  1. Nelle sale d’attesa dei  pazienti bisogna chiedere di mettere dei dispenser di soluzioni alcoliche e invitare i pazienti ad usarli.
  2. I pazienti emodializzati devono essere invitati a lavarsi le mani e il braccio della fistola prima dell’inizio della dialisi e disinfettare accuratamente le aree di puntura.
  3. Il personale infermieristico e medico di assistenza alle sale dialisi deve indossare mascherina chirurgica e occhiali protettivi lavarsi le mani con acqua e sapone e usare sistematicamente soluzioni alcoliche.

Gestione dei vari casi ipotizzabili:

Pazienti emodializzati provenienti da aree così dette “attive”, oppure che abbiano avuto contatti con persone poi risultate positive:

1 .Assenza di manifestazioni di malattia, devono indossare la mascherina chirurgica da quando arrivano al centro (prima non è di nostra competenza) a quando escono, quindi per tutta la durata della seduta dialitica, in caso di starnuti usare fazzoletti monouso e buttarli dopo ogni singolo uso e si raccomanda l’applicazione rigorosa di quanto previsto sulla disinfezione.

2. Paziente che arriva in dialisi con febbre o manifestazioni infettive delle vie aeree.

Il paziente va inviato in PS dove sarà valutato dal collega del PS e dall’infettivologo e applicate le disposizioni e le procedure previste dal ministero e dalla regione Lombardia.

Se l’infettivologo decide di fare l’accertamento diagnostico tramite l’esecuzione del tampone naso-faringeo, in attesa dell’esito, bisognerà decidere insieme al collega infettivologo se il paziente va contumaciato oppure no.  Considerando che il tempo medio per avere l’esito definitivo del tampone si aggira intorno a 48 ore non è possibile procrastinare la dialisi e pertanto il paziente deve essere ricoverato e dializzato in un locale idoneo alla contumacia e all’esecuzione della dialisi. Se usate abitualmente apparecchi mobili di preparazione dell’acqua da dialisi chiedere all’ufficio tecnico di  installare attacchi di carico e scarico acqua in una/due stanze contumaciali nel reparto di malattie infettive.

In questo caso e fino a quando non si ha a disposizione l’esito del tampone NF il paziente va considerato come sospetto di SARS-CoV-2 e gli operatori sanitari dovranno indossare:

  1. maschera FFP2
  2. camice idrorepellente con maniche lunghe
  3. protezioni oculari (visiera/idonei occhiali)
  4. guanti.

Se l’esito del tampone è positivo il paziente continua l’isolamento e gli operatori a contatto dovranno indossare:

  1. Copricapo
  2. Camice monouso in TNT impermeabile
  3. Occhiali / Visiera
  4. Maschera FFP3
  5. Soprascarpe
  6. Guanti

3. In caso di insufficienza respiratoria, con febbre e/o manifestazioni infettive delle vie aeree il paziente sarà sottoposto all’attenzione dei rianimatori.

4. I pazienti in trattamento dialitico peritoneale nei limiti del possibile vanno gestiti al domicilio.

Nel caso di pazienti  che ricadano nella condizione di cui al punto 2 o 3, che effettuano dialisi in un centro periferico che non dispone di strutture contumaciali e/o malattie infettive e/o rianimazione,  oppure che il centro non sia nella possibilità di effettuare dialisi fuori dal proprio reparto, i pazienti vanno centralizzati nelle strutture ospedaliere che dispongono oltre che della nefrologia anche di questi  requisiti.

Si ricorda che non vi è alcuna necessità o beneficio nell’indossare mascherine di qualsiasi tipo per muoversi nei reparti di degenza o nei corridoi o viali dell’Ospedale e che, piuttosto, un utilizzo inappropriato di questi dispositivi può rappresentare uno spreco di risorse che, in caso di reale e giustificata necessità, potrebbe determinarne una carenza importante.

Comunicazione diffusa nella giornata del 2 marzo 2020 al personale infermieristico da parte del Dott. Carlo Guastoni, Direttore di Nefrologia dell’Ospedale di Legnano e Past President della SIN Sez. Lombardia. Nel reparto da lui diretto, sono in atto le seguenti disposizioni: 

1) mascherina a tutti gli operatori durante la permanenza nel centro dialisi

2) lavaggio accurato delle mani ( o utilizzo delle apposite soluzioni disinfettanti) frequente e prima e dopo ogni contatto con il paziente ed utilizzo dei guanti ad ogni contatto

3) mascherina a TUTTI pazienti durante la seduta

4) utilizzare disinfettanti appositi per la disinfezione delle mani di TUTTI pazienti prima e dopo la seduta

5) consegnare ad ogni paziente una mascherina chirurgica che deve essere indossata durante il trasporto al centro dialisi, durante la seduta e durante il trasporto per il ritorno a casa. Per ora la mascherina è individuale. 

4) avvisare i medici dei pazienti che presentano i sintomi in modo che si decida con gli infettivologi se procedere al tampone.

 

Misure riguardanti lavoratrici e lavoratori di tutto il territorio nazionale

Si riportano alcune informazioni e valutazioni riguardanti le lavoratrici e i lavoratori. Le indicazioni hanno carattere generale. Tuttavia si sottolineano alcuni orientamenti che possono riguardare in particolare persone in dialisi e trapiantati.

 

Lavoro Agile indicazione valida a livello nazionale

1.Evidenziamo la possibilità che la modalità di “lavoro agile” sia applicata, per la durata dello stato di emergenza, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali previsti;

2.Di seguito si riporta la sintesi di alcune note redatte dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

La fondazione ha preso in esame cinque motivi di assenza dal lavoro a causa del coronavirus. Si tenga conto che il decreto legge “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, varato il 23 febbraio dal Governo – che assegna ai Ministri ampi poteri di intervento straordinario per delimitare le potenziali occasioni di diffusione dei focolai – ha incrementato le occasioni in cui le attività lavorative possono essere particolarmente condizionate da interventi di Pubbliche Autorità.

Assenza a causa dell’ordine della pubblica autorità. In questa situazione si realizza la sopravvenuta impossibilità a recarsi al lavoro per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore,

che resterà, dunque, a casa ma con la retribuzione pagata. È questo uno dei casi per i quali è stata richiesta l’emanazione di un provvedimento normativo che preveda la Cassa Integrazione Ordinaria per queste tipologie di eventi, a prescindere dalla dimensione aziendale. L’alternativa alla Cassa Integrazione, laddove possibile dalla tipologia della prestazione lavorativa, è rappresentata dal lavoro agile che, ai sensi della l. n. 81/2017, può essere svolto in remoto dal lavoratore subordinato. [Nota di redazione:spetta al datore di lavoro dotare la lavoratrice o il lavoratore degli strumenti tecnici necessari].

  1. Tra le possibili misure di contrasto alla potenziale diffusione del virus rientrano anche le previsioni tendenti a vietare l’accesso in un determinato comune o area geografica, nonché la sospensione delle attività lavorative per le imprese e/o la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori dal comune o dall’area indicata. In questi casi è di tutta evidenza l’assoluta impossibilità della prestazione lavorativa. Risulta perciò evidente il permanere del diritto alla retribuzione pur in assenza dello svolgimento della prestazione, rendendosi doveroso anche in questo caso il riconoscimento dell’accesso a trattamenti di Cig, come preannunciato dal Ministro del Lavoro [Nota di redazione:“o del lavoro agile ove possibile”].
  2. Assenza per quarantena stabilita dai presìdi sanitari. Riguarda i lavoratori posti in osservazione, in quanto aventi sintomi riconducibili al virus. Questa ipotesi può comportare l’assenza da parte del lavoratore interessato. In tal caso il CCNL applicato stabilisce le modalità di gestione dell’evento che, comunque, è assimilabile a tutti i casi di ricovero per altre patologie o interventi. La sua assenza dovrà essere disciplinata secondo le previsioni, di legge e contrattuali, che riguardano l’assenza per malattia, con le conseguenti tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro.
  3. Assenza per quarantena volontaria da parte di persone che scelgono autonomamente di isolarsi pur non avendo sintomi palesi di contagio. Tra le misure di contenimento previste dal governo rientra l’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zona a rischio epidemiologico, come identificate dall’Oms, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio. Nelle more della decisione dell’autorità pubblica, un comportamento di quarantena “volontaria”, fondata sui predetti presupposti (o anche in ragione del contatto con soggetti ricadenti nelle condizioni previste), può rappresentare comunque un comportamento di oggettiva prudenza, rispondente alle prescrizioni della normativa d’urgenza, e disciplinato come per le astensioni dalla prestazione lavorativa obbligate dal provvedimento amministrativo.
  4. Assenza autodeterminata da parte di lavoratori per paura del contagio, pur non sussistendo provvedimenti di Pubbliche Autorità. Un’assenza determinata dal semplice “timore” di essere contagiati, senza che ricorra alcuno dei requisiti riconducibili alle fattispecie previste, non consente dunque di riconoscere la giustificazione della decisione e la legittimità del rifiuto della prestazione. In tal caso si realizza l’assenza ingiustificata dal luogo di lavoro, situazione da cui possono scaturire provvedimenti disciplinari che possono portare anche al licenziamento.
  5. Assenza per quarantena volontaria da parte di soggetti a maggiore rischio di contagio. Il Dpcm 4 marzo 2020 (art.2, punto 1/b) sottolinea che “è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro” . Per tali soggetti, secondo la deduzione di ANED, per analogia al punto d) del presente elenco, la quarantena è da considerarsi come astensione obbligata dal provvedimento amministrativo e, quindi, soggetta a regime di malattia.

Come si può osservare, indicazioni particolari per dializzati e trapiantati non sono specificate. Come A.N.E.D. suggeriamo a lavoratrici e lavoratori nefropatici e trapiantati di tutti gli organi e tessuti – considerate le note su esposte – di rivolgersi per qualsiasi situazione sanitaria inerente il coronavirus (ad esempio, il collega di lavoro con il familiare con sintomi influenzali che non si auto isola) al proprio medico di famiglia, per valutare la possibilità di eventuali assenze e il regime opportuno per giustificarle.

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