Con profonda emozione Vi scrivo per condividere un traguardo importante: nel Febbraio del 1976, ho ricevuto il mio trapianto di rene in Belgio.
Ci tengo a precisare che si è trattato di un trapianto da donatore vivente e la donatrice è stata mia madre.
All’epoca, in Italia, questo tipo di intervento non era una strada percorribile ed i trapianti si eseguivano si eseguivano quasi esclusivamente, da cadavere, con tempi di attesa lunghissimi. Fu la mia Professoressa ad indicarmi l’equipe del Professor Alexandre a Lovanio, proprio per far prima e non sprecare tempo prezioso. In quella occasione, ebbi anche la fortuna sfacciata di avere entrambi i genitori compatibili: mio padre A Positivo come me, mia madre lo 0 universale. Dal Dna, si evidenziò la straordinaria compatibilità, la catena del Dna differiva solamente per gli ultimi due fattori, invertiti di posto, una quasi identità genetica, che ha permesso al trapianto di durare nel tempo.
Fui operata all’ospedale Saint Pierre, nel Febbraio 1976, il 16. Nell’ottobre dello stesso anno, mi recai all’ospedale Saint Raphael, sempre di Lovanio, perchè al Saint Pierre non vi erano sale disponibili, per effettuare una arteriografia di controllo. Durante questo esame, subii una gravissima lesione dell’aorta, riparata appena in tempo, perchè in sala non se ne erano accorti, grazie all’intervento di mia madre che continuava a dire “qualcosa non va”: la ascoltarono, quando divenni cianotica. Mi indussero il coma, e persi la memoria, persi anche tutti i sensi, non ricordo quale fu il primo a riprendere, so solo che da allora uso gli occhiali e tribolo a concentrarmi. Due anni dopo seguii l’equipe che si era trasferita al Saint Luc di Bruxelles Clinique Universitaires. Sono passati 50 anni, da allora, nonostante l’inizio burrascoso della complicanza, non dovuta al trapianto, ho vissuto in piena normalità, tenendo la routine delle analisi e medicinali, ma per il resto, il Prof disse a mio Padre “ora RITA può fare e mangiare ciò che vuole, senza esagerare”. Così ho fatto, andavo a sciare, con prudenza e in piste facili, l’unico sport che riuscivo a fare, perché non mi è mai riuscito di correre . Oggi, cammino e vado in palestra fisioterapica. Non ho più 20 anni….. Festeggio, oggi, perché a Febbraio c’era il caso del bimbo di Napoli, non mi sembrava adeguato far festa e far sapere un traguardo del genere. L’evento l’ho fatto ieri sera, con parenti ed amici ed il nefrologo attuale che mi segue.
È trascorso mezzo secolo e il mio obiettivo è condividere questa storia con chi oggi ha paura del trapianto, dei medicinali e chirurgia e dell’errore umano, che è sempre possibile, perché non siamo infallibili.
Non ho mai pensato che qualcosa potesse andare storto, a 13 anni, ho creduto alle parole di mia madre, che disse” Vedrai, che poi starai bene!” e alla chirurgia che mi ha tolto dagli anni di ospedale a tentare di tener ferme le due malattie contrapposte, per poter arrivare ad un’età adeguata per il trapianto. Ho proseguito i controlli periodici, in loco, dapprima ogni 6 mesi, poi un anno, e due anni, fino alla pandemia del 2020, avevo già l’appuntamento, ma si è dovuto disdire.
Così, ora sono a Reggio Emilia, Santa Maria Nuova, dal Dott. Somenzi Danio. Ero, prima, a Modena, Policlinico, nel 1999, quando rimasi incinta. Controlli di routine, e due mesi prima del termine, mi recai a Bruxelles. Si parlarono la Prof di Modena e la clinica Belga, si decise così. Al rientro feci una relazione dettagliata di tutto ciò che mi avevano fatto.
È nato con parto naturale, il 21 gennaio 2000.
Il mio obiettivo, lo ribadisco, è condividere questa storia con chi ha paura del trapianto, il timore della chirurgia e dell’errore umano che è sempre possibile, inutile negarlo.
Tuttavia, la mia esperienza dimostra che anche di fronte a un errore ed una grave complicazione, si può essere salvati e poter vivere una vita piena e lunghissima.
Spero che questo dia il coraggio di andare avanti, nonostante le paure.
Un caro saluto a Voi ed a tutti i pazienti (che si chiamano così, perchè ce ne vuole tanta!!!)
Gobbi Rita