Racconto della settima edizione del concorso Nazionale “Quirino Maggiore” di Narrativa, Poesia e Fotografia in Nefrologia, Dialisi e Trapianto.
“Per nome” opera di Silvia Cappelletti, 1º classificata sezione Narrativa, categoria Familiari/Caregivers/Operatori.
Nel mio reparto non ci sono poltrone. Ci sono letti. Letti che accolgono corpi stanchi, corpi che combattono, corpi che chiedono tregua. Io lavoro qui. E ogni giorno entro sapendo che non basta fare bene le cose. Bisogna esserci. Chiamo i miei pazienti per
nome. Sempre. Uno ad uno. Non è un’abitudine. È una scelta. Perché qui è facile diventare altro: un numero, un caso, una diagnosi. Lei è arrivata giovane. Troppo giovane per stare in un letto così a lungo. La sua malattia aveva un nome raro. Di quelli che riempiono
le cartelle ma non spiegano davvero niente. Era ricoverata da giorni. La mattina del suo compleanno è iniziata presto. Plasmaferesi. Entrando, ho detto il suo nome. Come sempre. Il pomeriggio si è spezzato. Il respiro è cambiato all’improvviso. Le voci, i passi veloci, le mani. E poi il casco. Quando succede, il tempo diventa urgente. L’abbiamo riportata in dialisi. Il suo letto era lì, pronto ad accoglierla ancora. Continuavo a fare quello che so fare. Ma dentro sentivo altro. Era il suo compleanno. Non lo aveva detto. Non lo aveva chiesto. Ci siamo guardati. Non è servito parlare. Mi sono avvicinata. L’ho chiamata per nome. Poi qualcuno ha iniziato piano. “Happy birthday…” Una voce. Poi un’altra. Poi tutti. Non era perfetto. Non era intonato. Era vero. Lei non poteva parlare. Ma nei suoi occhi è successo qualcosa. Un movimento piccolo, impossibile da ignorare. E in quel momento ho capito che l’umanità non è nei grandi gesti. È lì. Nel chiamare qualcuno per nome quando potrebbe essere solo un letto. Nel fermarsi. Nel restare. Anche quando non puoi cambiare il destino. Il turno è finito. Ma alcune cose restano. Restano in quel canto stonato che, per un attimo, ha fatto spazio alla vita. Io li chiamo per nome. Da sempre. Uno ad uno. Ma quel giorno ho capito davvero cosa significa.
Tu sei stato visto.
Tu sei stato ascoltato.
Tu sei stato umano.
E io con te.