Narrativa della sesta edizione del concorso Nazionale “Quirino Maggiore” di Narrativa, Poesia e Fotografia in Nefrologia, Dialisi e Trapianto.
Opera di Andrea Lombardi, 4º classificato, sezione poesia categoria operatore.
A Bologna, come in qualunque altra città media o grande che sia, ci si accorge che sta arrivando il Natale per gli addobbi e gli alberi di Natale sintetici che fanno capolino dalle vetrine dei negozi, grandi pini finti addobbati con palle lucide di vari colori e grandezze, ma ciò che tutti i cittadini non possono fare a meno di notare a Bologna è il grande albero che viene allestito in piazza maggiore, davanti alla biblioteca comunale. È il 24 dicembre, sono le 17:30 ed anche oggi la seduta di emodialisi è terminata: Silvia, 39 anni, in trattamento da 4, salta giù dal letto del centro dialisi dell’ospedale di Bologna, ha fretta perché ha una bambina da andare a prendere dai nonni: si tratta di Carla, sua figlia di 7 anni avuta da una relazione finita da due anni. È una donna forte Silvia, occhi azzurri, capelli biondi e lunghi, non molto alta, un sorriso gentile che accompagna con uno sguardo affettuoso: fa gli auguri ai suoi infermieri, quegli angeli che due volte a settimana la sottopongono a quel trattamento che le permette di continuare a vivere, di essere madre e lavorare. È una donna forte Silvia l’ho già detto, ma spesso le persone che ci appaiono forti nascondono grosse battaglie personali in cui in certi momenti crolli e piangi e cerchi di trovare dentro la forza di rialzarti ed andare avanti: capita anche a Silvia che ha dovuto confrontarsi con la diagnosi di insufficienza renale terminale avuta 4 anni fa e che l’ha costretta a dipendere dalla dialisi e sperare nel miracolo del trapianto, speranza che piano piano ha perso perché, nonostante fosse attivamente inserita in lista d’attesa, non era mai stata chiamata.
Quel giorno dopo aver preso Carla, sarebbero tornate a casa avrebbero preparato il cenone a cui avrebbero preso parte i genitori di Silvia e qualche amico, avrebbero scartato i regali già pronti sotto il piccolo albero allestito in soggiorno e avrebbero, come d’abitudine, preso parte alla funzione religiosa alle ore 23:00 nella chiesa del quartiere.Il destino però ha deciso di dare un altro corso a questo Natale per Silvia e inevitabilmente per tutti i commensali a questo cenone di Natale. Alle 18:40 circa Silvia sente squillare il suo telefono cellulare con il numero che sembra essere dell’ospedale e dopo aver accettato la chiamata pronuncia “pronto?”“La signora Silvia Pontini?”, “Si sono io!”,“Buonasera signora sono la dottoressa Bianchi e la chiamo dal reparto di nefrologia sezione trapianti: la chiamo perché abbiamo un rene disponibile e dobbiamo convocarla in ospedale per le prove di compatibilità. Spero ricordi che questa chiamata non le assicura di essere trapiantata perché non è l’unica paziente ad essere convocata. Mi dica vuole venire ? Accetta?”Silvia è incredula, non sperava più in una chiamata del genere, passano secondi infiniti in cui le vengono in mente pensieri e preoccupazioni sul suo futuro…. ma il desiderio di continuare a vivere e vedere crescere la piccola Carla senza l’onere di fare dialisi le dà quella forza che serve a rispondere “sì accetto! vengo subito in ospedale”.
In questi momenti concitati sono tanti i sentimenti e le emozioni che si susseguono: paura, ansia ma anche gioia, una gioia però da contenere perché potrebbe tramutarsi in delusione se non vi è compatibilità tra il rene del donatore e il suo sistema immunitario. Silvia chiama subito i genitori che si precipitano a casa per stare con la piccola Carla e, dopo aver preparato in fretta una borsa con lo stretto necessario per il ricovero, si reca in ospedale. Giunta in reparto trova ad accoglierla l’infermiera Maria e la dottoressa Bianchi: dopo aver ottenuto tutte le informazioni Silvia viene sottoposta ad alcuni esami e alle analisi del sangue. Da poche ore aveva terminato la seduta di emodialisi e quindi era libera da tossine che il trattamento riesce a rimuovere. Nel congedarsi la dottoressa le comunica “ bene Silvia tra un paio d’ore sapremo se il rene del donatore è compatibile: cerchi di stare tranquilla, ci vediamo dopo”. Sono le 21:15, in reparto c’è silenzio, si odono solo i passi felpati degli infermieri che percorrono il lungo corridoio che si intravede dalle stanze: queste camere sono arredate con colori tenui sul rosa salmone, il letto e il comodino sono nuovissimi, ciò rende la permanenza in quelle stanze abbastanza gradevole. Nel tempo che Silvia passa ad aspettare, le vengono in mente tanti ricordi di quegli anni di dialisi : i sorrisi degli infermieri, la dolcezza degli altri pazienti, le giornate tristi perché alcuni pazienti erano mancati, le feste comandate e le vacanze al centro dialisi di Riccione. Continuava a essere incredula rispetto al trapianto e cercava di contenere le emozioni che quell’attesa amplificavano. Erano arrivate le 23:00 e la dottoressa Bianchi si presenta a Silvia; con un sorriso abbastanza contenuto le comunica “bene Silvia il rene è compatibile: possiamo portarti in sala operatoria”.
“Va bene dottoressa grazie!”Subito il medico informa la paziente dei rischi dell’intervento e delle possibili complicanze: “tutto chiaro?” Le chiede in modo secco ma cortese, “Si! Tutto chiaro” risponde Silvia. Dopo la firma del consenso informato Silvia viene preparata all’intervento ed accompagnata in sala operatoria.
L’intervento di trapianto di rene per Silvia è stato un grande successo: la gioia è tanta, potrà seguire la piccola Carla con più continuità e potrà riprendere a viaggiare, cosa che aveva smesso di fare.Silvia è indaffarata a preparare il pranzo, Carla sta ultimando i compiti per le vacanze: è il 6 gennaio e domani si torna a scuola. Qualche giorno fa Silvia è stata dimessa e andrà al controllo ambulatoriale tra tre settimane. Il pranzo di oggi è un sodalizio speciale : si festeggia assieme ai commensali del mancato cenone di Natale il nuovo rene di Silvia: Il campanello di casa suona, sono i genitori di Silvia accompagnati da Marco e Lucia, due amici di vecchia data.Silvia li abbraccia, sorride loro e nel guardare la tavola e i suoi cari riuniti per gioire con lei esclama “oggi per me è finalmente Natale”.