Dal dolore del Monaldi, un impegno per più trapianti e più vita

LETTERA APERTA ANED

A tutti i cittadini,
ai pazienti e alle loro famiglie,
ai professionisti della salute,
alle istituzioni e
a quanti, a vario titolo, fanno parte del sistema trapianti.

 

Siamo l’associazione ANED. Siamo volontari, pazienti, familiari, donatori. Siamo parte della
comunità dell’Associazione Nazionale Emodializzati, Dialisi e Trapianto. Ma prima ancora siamo persone che hanno conosciuto la malattia, l’attesa, la speranza, la paura, la gratitudine.

Scriviamo questa lettera aperta perché sentiamo il bisogno di rivolgerci a tutti. Non solo a chi vive direttamente l’esperienza del trapianto, ma anche a chi pensa che sia un tema lontano dalla propria vita.

Non lo è.

La drammatica storia del piccolo Domenico, della sua famiglia, dei sanitari coinvolti e dell’intera rete trapiantologica ha segnato ciascuno di noi e pensiamo che le responsabilità di questo tragico evento debbano essere accertate e punite.

Ma siamo convinti che dalla tragedia debba derivarne un impegno più forte per la vita: fare più trapianti e non meno, fare sempre meglio.

Ogni trapianto è una possibilità di vita che rinasce. Ogni lista d’attesa è un tempo sospeso. Ogni donazione è una scelta che trasforma il dolore in speranza. E ogni vicenda drammatica che coinvolge un paziente, una famiglia, un’équipe sanitaria, interroga l’intero sistema e ciascuno di noi.

Il trapianto in Italia rappresenta un’eccellenza clinica e organizzativa riconosciuta a livello
internazionale. Nel 2025 sono stati effettuati in Italia ben 4500 trapianti. Ma, a differenza di qualunque altro intervento, il trapianto può esistere solo se esiste un organo disponibile. Senza donazione non c’è trapianto. Senza una volontà espressa in vita, non c’è possibilità di cura per chi attende.

I trapianti sono interventi salvavita. Non esiste alcuna equazione tra morte e trapianto: la morte è una condizione dell’esistenza umana; la donazione è invece un atto di responsabilità e di solidarietà che appartiene alla vita, alla scelta consapevole di ciascuno.

Le statistiche ci ricordano un dato semplice e spesso ignorato: è molto più probabile avere bisogno, nel corso della vita, di un trapianto, che diventare effettivamente donatori.

Questo significa che la cultura della donazione non è un gesto che riguarda “gli altri”, ma una forma concreta di tutela reciproca.

Ai cittadini chiediamo di informarsi, di riflettere e di esprimere la propria volontà in modo
consapevole.

Ai pazienti diciamo di non perdere fiducia: il vostro diritto alla cura è fondato nella nostra
Costituzione e nella coscienza civile del Paese.

Alla generalità dei professionisti sanitari esprimiamo rispetto e gratitudine per un lavoro complesso, delicato, spesso svolto in condizioni difficili.

Alle istituzioni chiediamo di continuare a investire nel rafforzamento della rete trapiantologica, nell’organizzazione, nella trasparenza, nella comunicazione.

Da ogni esperienza, anche la più dolorosa, dobbiamo trarre insegnamenti. Non per alimentare polemiche, ma per migliorare.

Non per dividere, ma per rafforzare un sistema che ha come unico obiettivo la tutela della vita.

La posta in gioco è altissima: è la vita di bambini, donne e uomini che possono tornare a studiare, lavorare, amare, costruire futuro grazie a un organo ricevuto in dono.

La donazione è un gesto semplice nella sua espressione, ma immenso nelle sue conseguenze.

Facciamo in modo che sia una scelta ancora più consapevole, condivisa, sostenuta da una comunità unita.

Con speranza e responsabilità,

L’Associazione ANED
(Associazione Nazionale Emodializzati, Dialisi e Trapianto APS)

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