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DIRITTO AL LAVORO
COLLOCAMENTO AL LAVORO
L’invalido – superiore al 45% - disoccupato ha diritto di iscriversi nelle liste del collocamento obbligatorio per le categorie protette – previste dall’ articolo 6 della Legge 12 marzo 1999, n. 68, tenute dagli Uffici competenti (individuati in ogni regione con apposita legge di attuazione della Legge 5 marzo 2003, n.30 – Legge Biagi)

ATTENZIONE: anche gli invalidi al 100% hanno diritto ad iscriversi nelle liste di collocamento, come pure chi percepisce l’indennità di accompagnamento.

Per l’iscrizione negli elenchi l’invalido deve presentare l’autodichiarazione di essere disoccupato.
Per ogni invalido iscritto, il Comitato tecnico per l’inserimento lavorativo, istituito in ogni provincia, valuta anche in base ai risultati dell’accertamento delle commissioni mediche di cui all’art. 4 della Legge 104/92, ed annota in apposita scheda le capacità lavorative, le abilità, le competenze e le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione e analizza le caratteristiche dei posti da assegnare ai lavoratori disabili, favorendo l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.
Presso gli Uffici competenti è istituito un elenco, con unica graduatoria, dei disabili che risultano disoccupati: elenco e graduatoria sono pubblici.
I datori di lavoro pubblici e privati, che sono tenuti ad avere alle loro dipendenze un numero di invalidi, stabilito dall’art. 3 della Legge, in base al numero dei loro dipendenti, assumono i lavoratori facendone richiesta di avviamento agli uffici competenti. Le richieste, nella maggioranza dei casi, sono nominative.
E’ necessario che gli interessati sollecitino, con tenacia, l’avviamento al lavoro, segnalando ogni Ditta o Ente che non ha ricoperto tutti i posti che la Legge riserva agli invalidi.
Chi viene avviato al lavoro viene sottoposto a visita per il controllo dello stato e grado di invalidità e della compatibilità con le mansioni. In caso di aggravamento delle condizioni di salute o di significative variazioni dell’organizzazione del lavoro, sia il disabile che il datore di lavoro possono chiedere che venga accertata la compatibilità delle mansioni affidate al disabile con il suo stato di salute.
In caso di incompatibilità il disabile ha diritto alla sospensione non retribuita del rapporto di lavoro fino a che l’incompatibilità persista.

ATTENZIONE:  la Legge non ha avuto ancora completa attuazione per la mancata emanazione da parte di tutte le Regioni dei Decreti attuativi, per cui non è ancora possibile indicare, al momento, quali siano gli uffici competenti per la tenuta degli elenchi del collocamento obbligatorio.


ASSENZE DAL LAVORO PER LE SEDUTE DI DIALISI
La legge-quadro per l’handicap n. 104/1992 ( supplemento 30 alla G.U. del 17.2.92) sancisce principi generali in cui ricondurre le assenze per dialisi.
Il comma 3 dell’art. 3 prevede che la minorazione assume la connotazione di gravità allorché abbia ridotto l’autonomia personale in modo da rendere necessario un intervento assistenziale continuativo e globale.
L’accertamento deve essere richiesto alle Commissioni Mediche per gli invalidi civili dell’ASL di appartenenza che rilascia la certificazione su apposito modulo predisposto ai fini della Legge 104.
Contro la decisione della Commissione è, solo in teoria, ammesso ricorso entro 60 giorni dalla notifica del relativo verbale, ma, in assenza di direttive, nessuno dei ricorsi presentati, è stato ancora esaminato dal Ministero. E’ quindi necessario rivolgersi alla Magistratura, con l’assistenza di un legale.
L’art.33 della legge, parzialmente modificato dagli art.19 e 20 della L.8 marzo 2000, n.53 tutela i lavoratori handicappati, i genitori di bambini handicappati ed i familiari che assistono un handicappato concedendo loro la facoltà di assenze dal lavoro, garantendo la possibilità di scelta della sede, sottoponendo al loro consenso l’eventuale trasferimento.
Un genitore di minori con handicap grave ha diritto al congedo parentale (ex-astensione facoltativa) o in alternativa a due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino (comma 1 e 2).
Successivamente ha diritto a 3 giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa. Quest’ultimo diritto è riconosciuto alternativamente anche al familiare o affine entro il terzo grado che assiste una persona con handicap grave, ancorché non convivente, purché l’assistenza in questo caso sia continua ed esclusiva (comma 3).
Il comma 6, prevede la possibilità per il lavoratore maggiorenne “in situazione di gravità” di usufruire alternativamente di due ore giornaliere o di tre giorni mensili (frazionabili in 6 mezze giornate)  di permesso retribuito.
Il lavoratore handicappato ha diritto a scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito in altra sede, senza il suo consenso.
Il tipo di permesso -  a giorni od ad ore -  può essere cambiato da un mese all’altro, previa semplice domanda; la variazione può anche essere, eccezionalmente, consentita nell’ambito di uno stesso mese di calendario, nel caso in cui sopraggiungessero esigenze improvvise, che peraltro, devono essere opportunamente documentate dal lavoratore.
L’art. 19 della L. 53/2000, inserendo al comma 6 art.33 L.104/92 dopo “può usufruire” la parola “alternativamente”,  conferma il criterio secondo cui la persona handicappata può beneficiare o dei permessi ad ore o dei permessi a giorni.
Il Ministero della Salute, con circolare n. DPV 4/H-F/828 del 17 novembre 1998 -  su richiesta di ANED -  ha espresso il parere che “la condizione del paziente affetto da uremia terminale in trattamento dialitico”, considerate anche le finalità esplicitate all’articolo 1 della Legge 104/92 debba essere ritenuta produttiva  di uno stato di handicap che assume la “connotazione di gravità” così come definita dal comma 3 dell’art.3 della Legge.
Per effetto di tale circolare il dializzato che lavora può fruire di tutte le agevolazioni previste per i lavoratori con handicap grave.
Per fruire dei permessi ex art. 33 della Legge 104/92 il lavoratore che sta per entrare in dialisi deve presentare subito la domanda al proprio ufficio personale e all’ente assicuratore di malattia (locale sede INPS per i dipendenti da aziende private), allegando certificato del reparto di nefrologia dell’ospedale (struttura pubblica), con riserva di consegnare la prescritta documentazione dell’ASL, appena gli verrà rilasciata, dopo la visita. Nella domanda deve essere specificato se intende usufruire dei permessi orari o giornalieri.
Tutti i permessi (ore o giorni) sono a carico dell’ente assicuratore di malattia e l’indennità viene anticipata in busta paga dal datore di lavoro, che la compenserà con i contributi dovuti all’Ente.

Con circ. n.128 dell’ 11/7/2003 l’INPS  ha diramato alcune nuove disposizioni:
–    Assistenza a persone handicappate per periodi inferiori a un mese
In caso di assistenza a un portatore di handicap per periodi inferiori a un mese, per ogni 10 giorni di assistenza continuativa, spetta al richiedente un giorno di permesso ex legge 104.
Nel caso di fruizione di permessi ad ore ai sensi della legge 104/92 (da parte del lavoratore handicappato o del genitore di un figlio portatore di handicap di età inferiore a 3 anni), non si procede al ridimensionamento suddetto, essendo il permesso ad ore legato alla singola giornata (ed al relativo orario) di fruizione del permesso.
–    Compatibilità tra i permessi orari ex lege 104/92 per un figlio handicappato  inferiore a 3 anni e permessi orari (c.d. per allattamento), per altro figlio.
E’ possibile la fruizione di entrambi i benefici dal momento che si tratta di due soggetti (figli) diversi, entrambi bisognosi di cure, per i quali è per legge prevista la possibilità di fruire di due diversi tipi di permessi.
Ovviamente la fruizione dei benefici in parola di una o due ore è legata all’orario di lavoro: se questo è pari o superiore alle 6 ore darà diritto a 2 ore di permesso per “allattamento” e 2 ore di permesso ex lege 104; se è invece inferiore a 6 ore darà diritto alla fruizione di un’ora di permesso per allattamento e a un’ora di permesso ex lege 104/92.
Tale criterio trova applicazione anche nel caso di lavoratore handicappato che fruisce per sé stesso dei permessi orari ex lege 104 ed è genitore di un bambino per il quale spettano i permessi per “allattamento”.
–    Lavoratore handicappato che fruisce dei permessi ex legge 104/92 e fruizione degli stessi da parte di un soggetto che gli presta assistenza.
Un handicappato lavoratore che fruisce dei permessi di cui alla legge 104/92, può essere assistito da altro soggetto lavoratore, a cui pure spettano, per l’assistenza i giorni di permesso. Si rammenta comunque che se il soggetto richiedente è a sua volta fruitore di permessi per se stesso (quale lavoratore handicappato), non può fruire di permessi per assistere altre persone. I giorni di permesso dei due soggetti interessati devono essere fruiti nelle stesse giornate, considerato che l’assenza dal lavoro, è giustificata dal fatto che deve assistere l’handicappato, assistenza che non necessita quando questi lavora. Nel caso in cui il portatore di handicap fruisca dei permessi ad ore, all’altra persona che presta assistenza, spettano 6 mezze giornate , sempre ché l’orario di lavoro di chi presta assistenza comprenda le ore di permesso fruite dall’handicappato.
Da segnalare ancora positivamente, è il D. Lgs. n. 151 del 26.3.2001,  che all’art.42, comma 5, concede ai genitori o,in mancanza, ai fratelli o sorelle conviventi di soggetti portatori di handicap in situazione di gravità, congedi straordinari – continuativi o frazionati – per la durata massima di due anni nell’arco della vita lavorativa.

Tali congedi sono connessi alla cura di figli disabili gravi, ancorché maggiorenni,  ma in questo caso a condizione che:
–    il figlio conviva con i genitori;
–    il figlio non convive con i genitori e l’assistenza gli viene prestata dal lavoratore richiedente con continuità ed esclusività.
Durante i periodi di congedo parentale straordinario, entrambi genitori non possono fruire dei benefici di cui all’art. 33 della L. 104/1992.
L’art. 42 costituisce norma di maggior favore, in quanto il lavoratore richiedente ha diritto a percepire un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione ed il periodo è coperto da contribuzione figurativa (vedi circ. n.85 del 26.4.2002). L’indennità e la contribuzione figurativa spettano fino ad un importo massimo di 36.151,98 Euro da rivalutarsi annualmente.


ASSENZA PER L’INTERA GIORNATA
Se per vari motivi (distanza dal centro dialisi, orario del turno di dialisi, condizioni precarie di salute) il lavoratore si assenta dal lavoro per l’intera giornata di dialisi, questa verrà considerata “giornata di malattia” e dà diritto alla relativa indennità, con regime diverso per i lavoratori del comparto pubblico e del comparto privato, e dei singoli contratti collettivi.
Per tutti vale la regola di fare attenzione al cosiddetto “periodo di comporto” che è il massimo delle assenze per malattia che un lavoratore può cumulare senza avere riduzioni di stipendio prima  e rischiare il licenziamento, poi. Quindi verificare attentamente il proprio contratto collettivo.
Per i lavoratori iscritti all’assicurazione malattia presso l’INPS valgono le seguenti regole:
–    l’indennità è erogata per le giornate di assenza coincidenti con l’effettuazione della dialisi;
–    l’indennità non spetta per i giorni in cui il lavoratore abbia prestato attività lavorativa sia pure per un limitato numero di ore (in questo caso si utilizzano i permessi della Legge 104/92);
–    le giornate di assenza per dialisi, in un anno solare, sono un’unica malattia per cui l’istituto della carenza (i primi 3 giorni) e le diverse misure dell’indennità si applicano per anno solare;
–    il lavoratore deve documentare – con dichiarazione del centro dialisi – che l’assenza ha coinciso con la seduta di dialisi ( non vanno perciò menzionate sul certificato le dialisi effettuate in giorni non lavorativi, per es. il sabato e i giorni festivi, per non aumentare inutilmente il cumulo delle assenze per malattia);
–    nel periodo di altra malattia sopravvenuta questa assorbe l’indennità per la dialisi che rimane sospesa;
–    ai fini del periodo massimo indennizzabile e del periodo di comporto le giornate di assenza per dialisi si sommano a quelle di eventuali malattie sopravvenute.


 
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