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QUANDO VIENE VIOLATO IL DIRITTO ALLA SALUTE
DIRITTI SOGGETTIVI ED INTERESSI LEGITTIMI
La legislazione italiana tutela sia i diritti soggettivi che gli interessi legittimi.
Diritti soggettivi sono gli interessi giuridicamente protetti, quegli interessi,cioè, la cui protezione giuridica incondizionata si esplica mediante il potere riconosciuto al titolare di realizzare, di mantenere e di restaurare a suo vantaggio, anche in via coattiva mediante azione davanti all’autorità giudiziaria, l’utilità che costituisce l’oggetto del suo diritto.
Interessi legittimi sono quegli interessi individuali che ricevono una tutela indiretta e mediata allorché coincidono con interessi della collettività o di Enti. Per la tutela degl’interessi legittimi, eventualmente lesi da atti amministrativi o da comportamenti della pubblica amministrazione, è data al titolare azione davanti a speciali tribunali amministrativi.


DIRITTO ALLA SALUTE
Il più importante dei diritti soggettivi è il diritto alla salute, che è uno dei diritti inviolabili riconosciuti e garantiti dall’art. 2 della Costituzione Italiana.
Tale diritto può essere violato attraverso atti, comportamenti od omissioni, contro le quali il cittadino ha la possibilità di difesa e di intervento, sia attraverso atti stragiudiziali, sia attraverso ricorsi  amministrativi, sia, infine, con il ricorso all’azione giudiziaria civile o penale.


DIRITTO DI ACCESSO
 Altro importante diritto soggettivo, garantito  dalla legislazione italiana (Legge 241/90), è il diritto di accesso ai documenti amministrativi, consentito al cittadino che ha richiesto l’emanazione di un atto, al controinteressato ed agli organismi rappresentativi di interessi legittimi diffusi, collettivi o di categoria.
Il diritto di accesso viene esercitato con la richiesta motivata, indirizzata all’amministrazione che ha adottato il provvedimento o che ne è in possesso. di esame, gratuito, dei documenti, o di estrazione di copia, subordinata al rimborso delle spese e dell’eventuale bollo.
L’accesso può essere rifiutato, differito o limitato, ma sempre con atto motivato, in casi gravi previsti dalla legge. Inoltre, trascorsi 30 giorni dalla presentazione della richiesta, senza  che l’amministrazione abbia risposto, la stessa deve intendersi rifiutata.
Contro il rifiuto, esplicito o tacito,  è ammesso il ricorso, entro 30 giorni, al TAR, la cui decisione, a sua volta, può essere appellata davanti al Consiglio di Stato.


OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO
Un efficace sistema di intervento per il cittadino che può tentare di accelerare l’iter burocratico, o almeno conoscere i motivi del ritardo, è rappresentato dalla Legge 241/90, la stessa che disciplina il diritto di accesso, la quale prevede che ogni amministrazione pubblica debba stabilire per ciascun tipo di procedimento l”unità organizzativa” responsabile dell’iter burocratico e il termine entro il quale debba essere concluso e che, in tutti i casi in cui i singoli enti non adempiano a tale obbligo,  ogni procedimento non possa avere durata superiore a 30 giorni.
Una efficace tutela di tali disposizioni è prevista anche dal Codice Penale che prevede e punisce, all’art.328, il reato di omissione di atti d’ufficio in cui incorre il dirigente della “unità organizzativa” allorché non conclude il procedimento entro il termine indicato dalla pubblica amministrazione o, in mancanza del termine, entro 30 giorni.
È bene ricordare che la rappresentanza legale dell’ANED è riservata, per Statuto, al Presidente ed al Segretario Generale, per cui è necessario,  prima di intraprendere qualsiasi azione giudiziaria o stragiudiziale, contattare preventivamente la Sede Nazionale.

ATTI STRAGIUDIZIALI
Sono tutte quelle iniziative che assumono la forma di esposto, di reclamo, di ricorso, di sollecito, di richiesta nei confronti dei vari responsabili del servizio sanitario per contrastare un’azione lesiva, o per richiedere un intervento positivo, presentate direttamente all’autorità o all’istituzione, competente per emanare il provvedimento risolutivo.
Vengono presentate di norma senza l’ausilio di un avvocato, redatte in carta semplice, (ma è meglio verificare) consegnate a mano o spedite per posta, senza bisogno di una “notifica”, ma....
–    se vengono presentati in difesa, non solo di un proprio diritto soggettivo, ma per difendere interessi legittimi della collettività o della categoria, nella qualità di delegati ANED,
–    richiedono la carta intestata dell’Associazione, è opportuno anche un consono aspetto formale, impegnano l’associazione, quindi
–    consultare sempre preventivamente la segreteria regionale o nazionale
–    se sarete autorizzati a redigere direttamente l’esposto, reclamo o ricorso inviarne immediatamente copia alla segreteria regionale e alla sede nazionale.


ESPOSTO AL DIRETTORE SANITARIO
Può essere inoltrato quando vi sono disfunzioni ed inadempienze che possono essere risolte dal direttore sanitario, nell’ambito delle sue competenze, per esempio un turno carente di infermieri.
È buona norma contattare preventivamente primario e infermieri: un’azione concordata - dove è possibile - e non ‘ in contrasto ’ ha sempre migliori probabilità di riuscita.


RECLAMO AL DIRETTORE GENERALE DELL’ASL O AZIENDA OSPEDALIERA
Chiunque può presentare reclamo al Direttore Generale se vi è stato un mancato funzionamento di un servizio, sia in struttura pubblica sia privata, nell’ambito della USL o dell’Ospedale Azienda, o un comportamento riprovevole e dannoso di un operatore.
Il reclamo va presentato per iscritto, in carta semplice, consegnato direttamente all’Ufficio (farsi timbrare per ricevuta una copia del reclamo) o spedito per raccomandata con ricevuta di ritorno, o consegnato all’Ufficio protocollo della USL o dell’Ospedale Azienda (farsi timbrare per ricevuta una copia).
Non esiste un termine obbligatorio entro il quale va presentato, ma ovviamente va presentato al più presto appena venuti a conoscenza del fatto.
Il Direttore Generale ha l’obbligo di accertare i fatti segnalati, prendere gli opportuni provvedimenti e dare risposta scritta entro 15 giorni al cittadino che ha presentato il reclamo.
Nel caso in cui non vi sia stata risposta, lo stesso cittadino che ha presentato il reclamo, può percorrere la strada della “diffida” ex art. 328 del Codice Penale per omissione o rifiuto di atti d’ufficio (vedi sopra).


RICORSO AL DIRETTORE GENERALE DELL’ASL O AZIENDA  OSPEDALIERA
L’iniziativa assume la forma del ricorso, quando si chiede uno specifico provvedimento che annulli o modifichi un precedente atto amministrativo lesivo per l’interessato, o provochi un’azione positiva nel caso di rifiuto di una prestazione dovuta.
Il ricorso va presentato - nelle forme (verificare se non sia richiesto un bollo) e nei modi previsti per il reclamo - entro 15 giorni dall’accaduto o dal momento in cui se ne è avuta conoscenza.
Il Direttore Generale è tenuto ad esperire accertamenti, emanare provvedimenti, dare risposta come nel caso della presentazione del reclamo.


RICORSO AL SINDACO
Al sindaco, quale massima autorità sanitaria del Comune, ci si può rivolgere in presenza di specifici casi che richiedono un provvedimento contingente e urgente per prevenire o eliminare gravi pericoli che minaccino l’incolumità.
Il ricorso va presentato entro 24 ore dall’accaduto, al sindaco, che provvede con ordinanza.


RICORSO ISTANZA AL PREFETTO
Oltre a poteri sostitutivi, nei confronti del sindaco ove questi non provveda all’emanazione dei provvedimenti di necessità ed urgenza di sua competenza, il prefetto ha dei poteri propri di ordinanza in materia di sanità.
Inoltre l’art. 38 della legge 142 del 1990 attribuisce al Prefetto il potere di disporre ispezioni per accertare il regolare funzionamento dei servizi. In questo caso l’attivazione del cittadino assume la forma di istanza.
Ricorsi e istanze vanno presentati in carta semplice (sempre da verificare se non sia necessario il bollo) consegnandola a mano, spedendola per posta celere interna raccomandata con ricevuta di ritorno, consegnata al protocollo della Prefettura.

ISTANZA AL DIFENSORE CIVICO
Per difendersi dalla burocrazia, il cittadino può anche scegliere di rivolgersi al Difensore Civico comunale, provinciale o regionale, laddove i relativi uffici sono effettivamente in funzione. L’istituzione del Difensore a livello comunale e provinciale è prevista dall’art. 8 della legge 142 del 1990 ma non in tutti gli enti è insediato. Il Difensore Civico regionale, invece, è stato istituito con diverse leggi regionali, già anni fa ed ha normalmente i suoi uffici presso la Presidenza del Consiglio Regionale.
Il Difensore Civico svolge un ruolo di garante del buon andamento della pubblica amministrazione, segnalando gli abusi, le disfunzioni, le carenze, i ritardi di cui sia vittima il cittadino.
Non si sostituisce agli organi amministrativi competenti per legge, non emana direttamente provvedimenti sulle diverse istanze ma, dopo aver accertato i fatti, interviene presso gli organismi politici e amministrativi per sollecitarli.


ESPOSTO-DENUNCIA ALLA PROCURA GENERALE DELLA CORTE DEI CONTI
Nel caso di atti amministrativi o di comportamenti  di pubblici dipendenti, riconosciuti illegittimi, dai quali risulti evidente l’esistenza di un danno per l’Erario Pubblico è possibile presentare un esposto circostanziato alla Procura Generale della Corte dei Conti - a Roma.
Può essere il caso di apparecchiature acquistate, non utilizzate e lasciate in stato di colpevole abbandono; di personale assunto e pagato senza che si apra il reparto; di convenzioni a tariffe “gonfiate”, ecc.
Tale iniziativa è riservata al rappresentante legale dell’Associazione, che deve però essere messo in grado di procedere con documentazione certa, ed informazioni controllate, che vanno inviate, per iscritto, alla Sede Nazionale dell’ANED a Milano, dopo aver contattato telefonicamente il Presidente per valutare insieme la fattibilità dell’azione.


ATTI GIUDIZIARI
L’avvio di una qualsiasi azione giudiziaria, per la problematicità che la stessa comporta, deve essere preceduta da una attenta analisi di natura tecnico-giuridica ed economica.
Il costo dell’assistenza legale (necessaria), poi, va valutato con riferimento anche al rapporto costo-beneficio.
L’intromissione del potere giudiziario negli equilibri di un centro dialisi va ipotizzata solo dopo che le strade della discussione e della contrattazione si siano rilevati inutili ed in presenza di fatti gravi, accertati e con sicura e documentata prova.
Prima di promuovere un giudizio è sempre buona norma, quindi, consultare la segreteria nazionale e regionale e nel caso l’azione si voglia avviarla in nome e per conto dell’ANED, ricordarsi che lo Statuto riserva la rappresentanza legale di fronte ai terzi al Presidente e al Segretario Generale.


L’AZIONE PENALE - LA DENUNCIA
Contro gli abusi gravi cui può essere vittima o testimone, il cittadino ha la possibilità di reagire, facendo denuncia alla magistratura o agli organi di polizia.
La denuncia può essere effettuata tanto presso una Procura della Repubblica, quanto presso un qualsiasi ufficio di Polizia Giudiziaria (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza).
La denuncia può essere presentata, per iscritto (alla Polizia anche verbalmente) o di persona o per mezzo di un procuratore speciale (il proprio avvocato). Il privato che presenta una denuncia ha il diritto di ottenere una ricevuta, che ne attesti il deposito, da parte dell’autorità davanti alla quale l’ha proposta.
Affinché la denuncia possa percorrere il proprio iter è necessario che contenga la descrizione del fatto di cui si è a conoscenza, l’indicazione del luogo, della data e dell’ora in cui si è verificato il fatto cui si è assistito, nonché delle eventuali prove di cui si è in possesso, e l’elencazione delle generalità e del domicilio delle persone alle quali si riferisce il fatto denunciato. Quest’ultima indicazione può mancare quando si procede “contro ignoti”.


L’AZIONE PENALE - L’ESPOSTO
Uguale nella forma, scritta o verbale, uguale per l’autorità a cui va diretto (Procura della Repubblica, Polizia Giudiziaria) simile nei contenuti (descrizione dei fatti con tutte le informazioni utili), si differenzia dalla denuncia in quanto non denuncia un reato, ma espone fatti, circostanze ed eventi lasciando in carico al Giudice di valutarli e di procedere “d’ufficio” contro i responsabili se, nel corso delle indagini che il Giudice apre se l’esposto non è manifestamente infondato, si concretizza l’ipotesi di reato perseguibile d’ufficio.

 
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